Megaquizzone della settimana per disadattati nullafacenti come il sottoscritto. Scopo del gioco è scoprire la lingua madre della sin troppo ovvia traduzione. Chi completa il percorso vince una mia gigantografia che ritrae un amplesso avuto con un budino (che sensazioni, quel budino). Al secondo classificato, va il budino, quello che è rimasto. Se nessuno fa 16/16, chi fa meglio vince una foto di Bondi autografata con lo sperma di Berlusconi (Lui può scrivere prenome, nome, cognome e titoli a spruzzo con un solo orgasmo) e una mia caccola nasale (io posso aggregare anche tre caccole con un solo orgasmo. Altrui). Dovesse vincere Lapidaria, il premio si vedrà.
1) FESOLS SENSE ESCUMA
2) FAZOLE BEZ PÊNA (PÊNOVÉ FAZOLE)
3) GRAM BEZ PJENA (GRAM PJENASTOG)
4) BØNNER UDEN SKUM (OPSKUMMET BØNNER)
5) PAPUJEN ILMAN VAAHDOLLA (PAPUJEN VAAHDOTETTU)
6) FABA SEN ESCUMA
7) FFA HEB EWYN
8) KACANG TANPA BUSA
9) PÓNAIRÍ GAN FOAM
10) BAUNIR ÁN FROöA
11) PUPAS BEZ PUTAS (PUPAS UZPUTOTUS)
12) FAZOLA MINGHAJA FOWM (BIL-FOWM FAZOLA)
13) BONEN ZONDER SCHUIM (GESCHUIMBONEN)
14) MAHARAGWE BILA POVU
15) FASULYE OLMAKSIZIN KÖPÜK
16) BABOK NÉLKÜL HABBÓL (BABOK HABOSTERMÉKEK)
Visualizzazione post con etichetta Pop art. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pop art. Mostra tutti i post
lunedì 21 settembre 2009
giovedì 3 settembre 2009
Fare la spesa oggi, velina, boffo, cei, premier, feltri, battlestar, zymil, gruppo gs, mi dimetto
Niente, stavo lì, in coda alla cassa del supermercato, e c'era un po' di fila prima e dopo di me, ma anche durante.
La vecchia davanti a me aveva in mano due prascelcroni, mezza burlinga di stuvenaar e un litro di latte zimille.
Mi guarda, la guardo, è un po' rattrapponza, non so se, ma comunque, e fa:
- Sa, la mia nipotina con il latte no-zimille gli fa male la viscera, così compro lo zimille, costa caro, ma almeno non spruzza di arte contemporanea marrone i pavimenti e i muri della casa dalla cucina al vatere, non sai?
- Nonna, non me ne può fregare un fascicolo dei villi di niputìnita.
Dietro, odo quello in fila dopo di me che asserisce.
- Assento, pensa.
Penso, cioddetto, tutti a commentar il sifolone.
Persino la cassiera, la cassiera dico, alza un occhio mentre con l'altro scànnera il prodotto, una busta di ferzego, e sdilingua:
- Chepperò, nu se mica, la vecchia, un po' di crianza.
Tiro fuori la penna di china vinta a una riffa nella sacrestia della chiesa di saluzzo, sdrotolo una carta igienica futtuta a un pakistano dietro dietro la fila, e ci scrivo su:
"Cassiera, assiera, siera, ieri, ero, eo. Fatti li costicoli toi, o no?".
Strappo e porgo.
La cassiera richina l'altro oculo, sdigrigna la sguescia e aduncola la recchia, ma infine tace, per fortuna.
Arriva il mio turno.
Passa sotto l'orbitale una sacca di sale grosso da eleven cent.
- Undicentz, sussurrotta.
Disrotolo una bancofolia da cinguanteuro.
Si sgomenta e allarga le chiazze ascellari e anelli e bracciali e tutto e accenna:
- Ma no ò resto! Monete non ài? Undici centi basteassero.
- Suca.
- No resto, scrianzato.
- Risuchi e non pago.
- Falliremo.
- Falliromolo, a me me ne straponce.
Allora la cassiera accozzaglia 20$+20$+5£+2°+2°+50c+20°+10*+5% e me li porge.
- Mancano 4 centi, filia de matre non cognoscitur.
Arriva il direttore supremo.
Allora starnutisco, muoriono la vecchia e il pachisteo, rubo lo zimille e il rotolone restante e mi dilequo.
La vecchia davanti a me aveva in mano due prascelcroni, mezza burlinga di stuvenaar e un litro di latte zimille.
Mi guarda, la guardo, è un po' rattrapponza, non so se, ma comunque, e fa:
- Sa, la mia nipotina con il latte no-zimille gli fa male la viscera, così compro lo zimille, costa caro, ma almeno non spruzza di arte contemporanea marrone i pavimenti e i muri della casa dalla cucina al vatere, non sai?
- Nonna, non me ne può fregare un fascicolo dei villi di niputìnita.
Dietro, odo quello in fila dopo di me che asserisce.
- Assento, pensa.
Penso, cioddetto, tutti a commentar il sifolone.
Persino la cassiera, la cassiera dico, alza un occhio mentre con l'altro scànnera il prodotto, una busta di ferzego, e sdilingua:
- Chepperò, nu se mica, la vecchia, un po' di crianza.
Tiro fuori la penna di china vinta a una riffa nella sacrestia della chiesa di saluzzo, sdrotolo una carta igienica futtuta a un pakistano dietro dietro la fila, e ci scrivo su:
"Cassiera, assiera, siera, ieri, ero, eo. Fatti li costicoli toi, o no?".
Strappo e porgo.
La cassiera richina l'altro oculo, sdigrigna la sguescia e aduncola la recchia, ma infine tace, per fortuna.
Arriva il mio turno.
Passa sotto l'orbitale una sacca di sale grosso da eleven cent.
- Undicentz, sussurrotta.
Disrotolo una bancofolia da cinguanteuro.
Si sgomenta e allarga le chiazze ascellari e anelli e bracciali e tutto e accenna:
- Ma no ò resto! Monete non ài? Undici centi basteassero.
- Suca.
- No resto, scrianzato.
- Risuchi e non pago.
- Falliremo.
- Falliromolo, a me me ne straponce.
Allora la cassiera accozzaglia 20$+20$+5£+2°+2°+50c+20°+10*+5% e me li porge.
- Mancano 4 centi, filia de matre non cognoscitur.
Arriva il direttore supremo.
Allora starnutisco, muoriono la vecchia e il pachisteo, rubo lo zimille e il rotolone restante e mi dilequo.
Etichette:
Cucina,
Ossidiana,
politiche agricole,
Pop art
Iscriviti a:
Post (Atom)